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ADHD, probabile un'origine genetica

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Potrebbe celarsi nel Dna la causa dell'ADHD, il Disturbo da deficit di Attenzione e Iperattività, patologia sempre al centro di numerose polemiche che, in alcuni casi, arrivano a contestarne l'esistenza stessa.
Si tratta un disturbo che colpisce i bambini, che risultano iperattivi e con problemi di apprendimento dovuti alla difficoltà di concentrazione. Un gruppo di ricerca britannico dell'Università di Cardiff ha pubblicato uno studio sulla rivista The Lancet che prende in esame il Dna di 39 bambini affetti dalla malattia, confrontandolo con quello di oltre 1000 soggetti sani.
Stando ai risultati, circa il 15 per cento dei bambini colpiti da ADHD mostrerebbe variazioni significative del patrimonio genetico, contro il 7 per cento del gruppo di controllo.

La percentuale potrebbe salire ulteriormente in seguito a studi più approfonditi. Secondo gli esiti della ricerca, il comportamento adottato dai genitori non avrebbe alcuna rilevanza nell'insorgere della patologia, come invece pensano alcuni esperti.
La dott.ssa Anita Thapar, coordinatrice della ricerca, ha spiegato: “abbiamo trovato che, confrontati con il gruppo di controllo, i bambini affetti dall'ADHD hanno un tasso molto più alto di frammenti del genoma duplicati o mancanti. Questo è molto incoraggiante per noi, perché è la prima dimostrazione di un link genetico per questa patologia".


Intanto, un altro studio inglese, stavolta dell'Università di Nottingham, suggerisce che il concetto del “premio” come riconoscimento potrebbe essere fondamentale per i bambini con problemi di ADHD. Secondo gli esperti del Regno Unito, l'incentivo della ricompensa ha lo stesso effetto di un trattamento farmacologico. La cosa fondamentale è che il premio sia immediato, in modo tale che il bambino riesca a recepire il legame fra causa ed effetto.
Durante la sperimentazione, i cui risultati sono stati pubblicati su Biological Psychiatry, gli scienziati hanno verificato l'attività cerebrale dei bambini affetti da ADHD mentre erano impegnati in un gioco di gruppo. Ai bambini è stato offerto di giocare con un videogame nel quale l'obiettivo era andare in caccia di alieni di determinati colori lasciando stare alieni di altri colori. Lo scopo dell'attività era verificare l'atteggiamento del bambino nei confronti dna_GRANDE700x
della tentazione di catturare l'alieno sbagliato.


I bambini hanno affrontato il gioco in due diverse varianti, la seconda delle quali prevedeva una serie di premi e penalità superiore di cinque volte rispetto alla prima. Questa variante produceva nei bambini un beneficio simile a quello del Ritalin, il farmaco più utilizzato per limitare gli effetti della sindrome da ADHD. Stando alle parole di Chris Hollis, il coordinatore della ricerca, una gratificazione ha la stessa capacità di incidere sull'attenzione e sulla concentrazione rispetto alle pillole, anche se, aggiunge, l'ideale è una combinazione di incentivi e farmaci.


L'ADHD sembra in continua diffusione nel mondo occidentale, probabilmente anche a causa dello stravolgimento dei ritmi consueti della vita e dell'afflusso incessante e difficilmente gestibile delle informazioni. Alcuni bambini soffrono questa situazione, mostrando scarsa concentrazione, un'attenzione limitata e iperattività. Questo studio sembra suggerire un'altra via, o perlomeno un approccio che si accompagni all'adozione degli psicofarmaci, senza lasciare ad essi il monopolio del trattamento sul piccolo affetto dalla sindrome.
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Tratto da "ItaliaSalute.it"



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