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Gli smemorati non esistono serve solo la domanda giusta

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IL NOSTRO CERVELLO è molto più esigente e perfezionista di noi. E per dare la risposta giusta ha bisogno della domanda giusta, specialmente quando si tratta di memoria. Secondo la scienza, tutte le volte che alla domanda "Ricordi...?" rispondiamo con un no secco, è matematicamente impossibile che ciò corrisponda a verità, perché la mente conserva sempre, anche in modo fugace, l'impronta di ciò che ha visto, sentito, toccato.

La convinzione di aver rimosso un ricordo nasce dal fatto che i neuroni, in certi casi, non trovano informazioni sufficienti a ricostruire un'immagine e, a una domanda puntuale come "Ricordi il volto di quel passante?", rispondono prudentemente di no.

Basterebbe porre il quesito in modo diverso, lasciando un margine di elasticità alla risposta ("Sei proprio sicuro di non ricordare?" - "Pensi di poter definire anche un solo particolare?") per spingere la mente sulla buona strada e incoraggiarla a recuperare ciò che solo apparentemente ha scordato.

Una conclusione, quella dei ricercatori israeliani della Hebrew e della Bar-Ilan University , che potrebbe tornare utile alla polizia nell'identificazione di un criminale, e infondere nuova fiducia in chi è convinto di essere smemorato, poiché in fondo per ricordare basta rilassarsi e porsi domande appropriate.

La ricerca, di prossima pubblicazione su Psychological Science , la rivista dell'associazione americana di psicologia, è stata condotta da Yaakov Hoffman, Anat Maril e Oded Bein con un esperimento semplice, facendo sedere dei volontari di fronte a un computer e scorrere sullo schermo delle parole per un quarto di secondo l'una. Quelli che avevano la possibilità di rispondere solo con un "sì" o con un "no" affermavano istintivamente di non ricordare nulla, mentre chi aveva a disposizione quattro opzioni ("Certo che sì", "E' probabile", "Non credo" e "Assolutamente no") dimostrava una memoria fotografica.

"E' chiaro che il modo in cui si risponde a una domanda dipende in gran parte da quante opzioni vengono offerte per la risposta", spiega Antonino Vallesi, ricercatore di neuroscienze cognitive presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa-Isas). "Se si ha un'opzione categorica binaria, del tipo 'ricordo/non ricordo' - continua - si opta per il 'non ricordo' con una frequenza relativamente alta. In psicologia sperimentale, un sistema piú adatto a valutare il grado di ricordo è quello del 'remember/know', in cui vengono solitamente fuga_cervello
date tre opzioni di risposta: 'Si, mi ricordo bene' (remember), 'Ho un senso di familiaritá ma non ricordo i dettagli' (know) e 'Non ricordo affatto' (new)".

Ancora più adatti a rilevare anche fievolissimi segni di memoria sono gli 'interrogatori' in cui si chiede anche di indicare quanto si è sicuri della risposta che si fornisce. "Tuttavia - conclude Vallesi - il senso di familiarità porta spesso alla creazione di falsi ricordi, e si recupera sì un'informazione, ma ricostruendo il contesto e i dettagli in maniera sbagliata".

A livello mondiale, gli studi sulla psicologia della testimonianza più approfonditi sono stati fatti finora dalla statunitense Elizabeth Loftus, che sull' "effetto dell'informazione sbagliata" ("misinformation effect") ha scritto 18 libri e 250 articoli. In alcuni di questi esperimenti, i partecipanti prima assistevano a un video di una scena complessa, come un omicidio in una piazza affollata, e poi, per metà, ricevevano nuove informazioni ingannevoli sull'evento (il veicolo dell'assassino bianco invece che blu, l'omicida coi baffi invece che rasato) e per metà venivano informati correttamente. I "testimoni" che avevano ricevuto false informazioni producevano ricordi meno accurati rispetto al gruppo di controllo, con differenze di prestazionefino al 30-40%.

"Se vogliamo davvero aiutare la memoria - spiega il mnemonista Gianni Golfera, autore de 'Il grande libro della memoria' (Sperling&Kupfer, 2010, 336 p.) - dobbiamo associare a immagini visive i concetti più importanti e accoppiarli tra loro; se ad esempio vogliamo ricordare il mio cognome, Golfera, possiamo associarlo a una mazza da golf. La capacità di ricordare meglio qualcosa deriva dal coinvolgimento emotivo, dal nostro interesse e dalla nostra attenzione verso la cosa stessa, oppure da caratteristiche che possono rendere memorabile l'evento. I 'nemici' sono la distrazione, la noia e la ripetizione. Contrariamente a quanto si è abituati a fare quando si studia qualcosa, l'azione di leggere e ripetere annoia, riduce l'attività cerebrale e ostacola la nostra capacità di apprendere nuove informazioni".

Tratto da Repubblica.it



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