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In mare si sconfigge il pregiudizio

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Cinque giorni per mare, con partenza e ritorno a La Spezia, soste a Porto Azzurro e nel golfo di Baratti. Protagonisti dell'impresa: 12 operatori e utenti dei Centri psico-sociali delle zone 3 e 4 di Milano.

Equipaggio: composto da 20 marinai della Marina militare italiana. È stata un'avventura magnifica quella degli ospiti del brigantino "Nave Italia", il più grande del mondo con i suoi 61 metri di lunghezza e 1.500 mq di vele.

 

Il progetto è stato condotto dal dipartimento di psichiatria dell'ospedale Fatebenefratelli, diretto dal professor Claudio Mencacci, e dagli operatori del Cps di via Settembrini e viale Puglie con la collaborazione del Club Itaca. Gran parte dei finanziamenti sono arrivati dalla Fondazione Cariplo, il resto dai partecipanti: il costo totale dell'iniziativa è stato di circa 20mila euro.

LA PREPARAZIONE - «I partecipanti sono stati scelti con un criterio, quello dell'assenza di disabilità motorie e di sintomatologia attiva - spiega il dottor Carlo Scovino, capo progetto ed educatore al Cps di zona 4 -. Parlo cioè di persone non affette da allucinazioni, deliri o altri problemi in atto. Sono salite sulla nave persone affette da psicosi in senso lato e da depressione, di età compresa fra i 38 e i 70 anni ed equamente divise tra maschi e femmine». Tutti sono stati preparati mesi prima con una serie di attività: visite guidate, navigazione sul lago di Como, una gita in battello sulle Conche dei navigli, un incontro sulla flora/fauna marina e infine una simulazione d'imbarco dal porto di La Spezia. «Una signora molto robusta pensava di non riuscire ad entrare nella sua cabina - ricorda Scovino -. Per lei la simulazione è stata fondamentale, dato che si è resa conto che tale problema non esisteva. Lo stesso vale per un uomo che temeva di non riuscire a fare le scale della nave: ha provato e ce l'ha fatta».

GRUPPO COMPATTO - Il grande giorno è stato martedì 8 giugno: la «ciurma» si è imbarcata - questa volta sul serio - ed è cominciata l'avventura. C'è stata subito la divisione dei compiti: turni di pulizia, aiuto in cucina, orari, programma delle attività. A parte i venti dell'equipaggio, c'erano i pazienti (tre uomini e quattro donne), tre educatori, un'infermiera e arte-terapeuta e una tirocinante del corso di Educazione professionale dell'Università di Milano. La situazione (così come il meteo) è stata incoraggiante fin dall'inizio. «Non ci sono mai stati litigi, scontri né problemi. Il gruppo è stato subito compatto - dice Scovino - e tutti hanno obbedito al comandante della nave». Questo è stato possibile grazie all'intensa preparazione pre-imbarco, cominciata a gennaio. Ma anche grazie agli incontri periodici tra gli utenti dei due Cps. «Ci incontriamo da quattro anni per svolgere attività interdipartimentali, spesso anche nei weekend - spiega il dottor Scovino -. Facciamo visite guidate in città, aperitivi, pizzate. A volte il lunedì andiamo alla Scala a vedere uno spettacolo».

«GRAZIE PER LA COMPAGNIA» - Date le buone premesse, la preparazione, il bel tempo, sono stati cinque giorni di divertimento, in cui «guardare l'altro al di là della sua patologia e della sua storia psichiatrica». «A bordo cambia la percezione, interpretazione, rappresentazione collettiva della malattia mentale - dice Paolo Cornaglia Ferraris, direttore della naveVolante34
Fondazione Tender to Nave Italia -. Nessuno parla più del "malato" ma delle "risposte" sue e degli altri, dentro un contesto nuovo e vitale, così stretto eppure infinito. Il pregiudizio degli altri a bordo non c'è, non ferisce, non fa paura». Uno degli obiettivi del progetto era proprio la riduzione dello stigma del pregiudizi. Ma gli organizzatori volevano raggiungere anche altri risultati: quello di dare un'immagine diversa, meno drammatica e più giocosa, della malattia mentale, e quello di far nascere relazioni di affetto tra i partecipanti. Infatti nel programma c'erano diversi momenti di gioco e divertimento: caccia al tesoro, cruciverbone, musichiere, ma anche osservazione delle stelle, lezione di nodi marinari, scrittura di una poesia, creazione di costumi pirateschi e bagno in mare. «Durante i cinque giorni la ciurma ha tenuto un diario di bordo quotidiano - dice Scovino - e alla fine uno dei pazienti ha scritto una frase che ha colpito tutti: "Ringrazio Andrea per avermi fatto compagnia"». Parole che fanno riflettere su quante cose importanti vengono spesso date per scontate o ritenute secondarie.

BUONI RISULTATI - «In effetti i malati mentali soffrono spesso di solitudine - spiega Scovino -, anche se coloro che hanno partecipato all'avventura vivono in situazioni relativamente fortunate: hanno quasi tutti un lavoro (o sono in pensione), non hanno grossi problemi economici e sono circondati da famiglie o para-famiglie che si prendono cura di loro». Ma tra i progetti messi in atto da Nave Italia c'è stato anche un viaggio con pazienti psichiatrici gravissimi, «e l'esperienza è andata benissimo» assicura Scovino. Il quale peraltro non nasconde l'entusiasmo per i risultati di "Cresta dell'onda": «Abbiamo costruito delle griglie di osservazione per valutare in modo scientifico tre aree pedagogiche: sapere, saper fare, saper essere. Nelle prime due abbiamo avuto il 50% di risultati ottimi, nella terza il 50% di risultati buoni». Scovino spera di poter ripetere l'esperienza, grazie alla collaborazione - risultata proficua - tra un ospedale, un ente pubblico e una fondazione privata.

Tratto da "IlCorriere.it"



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