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L'amore è eterno finché dura

Dott.ssa Patrizia Raminghi - Psicologa, Psicoterapeuta, Esperta in Sessuologia Clinica

coppiaEcco un vecchio adagio usato per il titolo di un film di Carlo Verdone, dove si racconta la crisi di una coppia e la conseguente perdita del desiderio. Con ironia e drammaticità il film tocca un tema scottante, algico: la nascita e la fine di un amore. Uno dei misteri (forse il mistero) della vita.

Quando l’amore finisce, inizia la ricerca incessante dei perché, il continuo frugare, iniziano le sensazioni d’insoddisfazione e l’infelicità nella relazioni. Sono sempre più frequenti le coppie che si rivolgono a psicoterapeuti e sessuologi per comprendere come mai dopo anni d’amore si ritrovano privi di stimoli e d’interesse, angosciati da un’incomprensione reciproca, e naufraghi di loro stessi. Il venir meno dei ruoli tradizionali di moglie e marito o di partner in un rapporto, introduce nel percorso di coppia dosi sempre crescenti d’incertezza. Altre volte è la perdita della funzione del desiderio nei confronti del partner, o un disagio diffuso, di cui non si riesce a trovare una spiegazione, che solleva il dubbio se il rapporto possa avere un futuro oppure no. (Baldaro, 1992)

Sovente il primo sintomo portato in consultazione è la fine della propria vita sessuale. Tutto ciò non è affatto estraneo agli accadimenti della coppia, ma solo una logica conseguenza della crisi in atto. In queste occasioni i soggetti cercano spunti di riflessione per intravedere probabili vie d’uscita, usano cioè un pensiero concreto, pragmatico, pensano alle colpe proprie e a quelle dell’altro. Come in un giallo, a turno si improvvisano detective nella ricerca dei come e dei perché… Si aggirano intorno alle reciproche responsabilità, con un forte senso di delusione, ma il disagio continua, le tensioni non trovano soluzione e persiste un clima di irrisolvibile conflittualità.

Francescato D. e Moranti M. in una speciale ricerca, “Coppie separate a confronto: giochi di specchi”, hanno esplorato, le discrepanze che emergono tra i partner in via di separazione, rispetto alle storie narrate. Un terzo delle coppie intervistare, “tutte ex coppie”, (scelte da un campionamento causale) racconta una storia, tanto diversa da quella dell’altro, che un osservatore esterno non potrebbe mai riconoscere l’appartenenza effettiva dei soggetti alla medesima coppia. In questa ricerca vengono messe a confronto le versioni di lui e di lei, esplorate le motivazioni inconsce della scelta del partner, le varie forme d’intimità raggiunte o mancate, le percezioni reciproche delle ragioni della crisi e della separazione. I componenti la coppia vivono e rivivono episodi, comportamenti, atteggiamenti propri e del partner in maniera assolutamente diversa. Questo stesso ricordare divergente, queste contrastanti interpretazioni della passata vita in comune diventano, motivo di scontro, astio e rancore.

Paradossalmente sono proprio le differenti modalità con cui i partner reagiscono alla perdita dello star bene insieme: il modo in cui accettano di far finire una storia o la mantengono aggressivamente o supinamente in vita, che permetterà loro di conoscere quelle parti di sé, che solitamente non emergono nel fiorire della storia d’amore.

Con il passare del tempo, la routine fa il peggio, si assiste ad un graduale ritorno all’individualità, agli interessi personali, all’investimento di energia su elementi esterni: il lavoro, i figli, le relazioni sociali. L’allargamento d’interesse riduce il tempo e il vissuto della coppia, la crisi emerge quando l’evoluzione dei partners non avviene in contemporanea. Solitamente quando cambiano i bisogni, l’equilibrio salta. Può accadere che uno dei partner resti legato alla vecchia immagine della coppia e mantenga come riferimento quel rapporto ideale che non c’è più, o forse non c’è mai stato, mentre l’altro sente nuove e urgenti necessità.
I momenti di crisi, impongono la chiusura e riapertura di cicli di vita, sono passaggi delicati e difficili, ma di utile comprensione. I partner si interrogano su ciò che veramente è migliore per la coppia e per “sé stessi”: separarsi o rilanciare il rapporto. Ripartire con nuove motivazioni, confrontarsi sui propri limiti e su quelli dell’altro, elaborare le difficoltà e marciare verso il cambiamento.
Può persino accadere che le strade dei due partner divergano irrimediabilmente e rendano impossibile l’individuazione di un terreno comune ove le energie creative e la progettualità tornino a convergere. coppia in crisi

Le “crisi della coppia” in genere costituiscono di per sé un momento creativo ed evolutivo per i “protagonisti degli anni d’amore vissuti insieme”. Capire le crisi in quest’ottica significa esplorare quella zona intermedia in cui i vissuti intrapsichici individuali diventano “mondo relazionale”, vuol dire addentrarsi nei meandri della soggettività individuale e di coppia allo stesso tempo.
E’ evidente che i conflitti non sono risolvibili adottando un atteggiamento razionale e concreto o cercando colpe o spiegazioni, poiché il problema si colloca a livello inconscio, e necessita di un linguaggio diverso e di differenti comprensioni.
Quando, nella stanza di consultazione arrivano in due, entrambi portano la propria versione dei fatti, e lo fanno utilizzando lingue diverse, come se avessero perduto un loro linguaggio. Nella stanza si respira un senso di sfinimento e si percepisce l’impossibilità per la coppia, di depositare reciprocamente i propri vissuti. L’atmosfera pesante si estende a macchia d’olio, diventando irrespirabile la coppia sembra avvolgersi, girare a vuoto su sé stessa, e i partners non riescono più effettivamente a toccarsi. 
Quando si diventa consulenti di una coppia si ripercorre il loro brano di vita, la storiografia, quello che è stato il loro divenire, che cosa li ha avvicinati l’uno l’altro. La spinta iniziale viene sempre da Eros, l’impulso alla sessualità, una specie di corrente irrefrenabile che avvicina due persone sconosciute. E’ proprio nel passaggio da un livello di relazione empatico, che per quanto emotivamente intenso, è in realtà di superficie, legato alle proiezioni, identificazioni, idealizzazioni. Ad un altro livello, che potremmo definire - di relazione più intima - il conoscersi tende a spostarsi dai tratti esterni, l’estetica, il comportamento, a quelli più interni, profondi, “psichici”, trasformandosi dall’incontro/scontro di “nuclei fantasmatici”, ad una comunicazione tra “due inconsci”.

Per comprendere la vera natura del malessere nella coppia occorre passare dal pensiero concreto al pensiero simbolico, usare il linguaggio del mondo interno, non logico, ma analogico, meta-comunicare sui vissuti, sulle aspettative, sui sogni, dare spazio alle immagini, alle sensazione, alle associazioni, farle esprimere ed “incontrare” fra loro.

Guarda la scheda della Dott.ssa Raminghi su Psico Italia

 

 



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