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Strategie di apprendimento per i bambini

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“Il bambino impara perché crede agli adulti. Il dubbio viene dopo la credenza”, sosteneva il filosofo e logico austriaco Ludwig Wittgenstein (Della certezza. L’analisi filosofica del senso comune, Einaudi). In accordo alla teoria dell’attaccamento elaborata da John Bowlby, ai fini del processo di apprendimento, conta molto la qualità del legame con l’adulto (genitore, educatore, insegnante, terapeuta). Patricia Crittenden ha descritto alcune configurazioni di attaccamento come “configurazioni di elaborazione mentale dell’informazione” che integrano in vario grado informazioni basate sulla cognitività e sull’affettività: “Le madri, nella misura in cui sostengono l’organizzazione di queste configurazioni, forniscono un’impalcatura per l’apprendimento dei bambini” (“Pericolo, sviluppo e adattamento”, Masson 1997).
L’adulto tramite il saper ascoltare e vedere (in altre parole, mediante la sua empatia), offre al bambino uno spazio mentale dove è possibile l’apprendimento e la ricerca di significato, permettendo al bimbo di decentrarsi da se stesso e dai suoi bisogni immediati. La lettura ed il commento di storie, meglio se illustrate, rappresenta una opportunità a livello pedagogico, poiché la descrizione dei personaggi e delle loro azioni aiuta la coppia bambino-educatore (o bambino-terapeuta) a costruire (o ricostruire) i passaggi dalle sensazioni alle emozioni ai pensieri.

Vediamo un esempio. Manuel, 3 anni, unico bambino di un ambiente familiare in cui entrambi i genitori lavorano, vive in compagnia di una nonna molto anziana, e frequenta di tanto in tanto alcuni cugini già adolescenti ed adulti. Manuel non va ancora all’asilo. Trascorre le mattinate in casa, vicino alla nonna, sorvegliato da una babysitter, circondato da giocattoli, oggetti in gran parte slegati dal contesto o da una storia, come automobiline della polizia che emettono allegre musichette, girando in tondo, robot che sparano all’impazzata ad un nemico invisibile…In realtà nessuno ha mai il tempo o la voglia di giocare con lui, di leggergli una storia per intero.

Ogni volta che arriva la zia materna, è festa: il bambino le corre incontro felice, sa che lei gli dedicherà del tempo, che avrà attenzioni solo per lui. Stavolta la mamma di Manuel chiede alla sorella di leggere un libro illustrato: “Giochi con me?” (Titolo originale “Buzz off. I’m busy”. Illustrazioni di Bill Botton, testi di Cristine Tagg, De Agostini Ragazzi). Ogni pagina propone un incontro tra il piccolo insetto Zeta ed un altro animaletto. _4minifiaba-bambini


E’ una bella giornata estiva. Il sole splende sul prato. Zeta è in vacanza ed ha tanta voglia di giocare con i suoi amici. Interpella per prima la lumaca Rosi “Ciao! Vuoi giocare a nascondino?” Ma Rosi non ha tempo, va di fretta, deve pulire bene la sua casetta. “Ciao bella!”, dice Zeta alla farfalla “per caso hai voglia di giocare a palla?”. “Mi piacerebbe, ma fa un caldo da morire quindi, se non ti spiace, preferirei dormire”. Un bruco rosicchia sotto una foglia. “Ciao, bruco Pip, hai voglia di giocare?”. “Gioca tu che hai già la pancia piena! Io ho sempre troppa fame tra pranzo e cena!” Bobbi, lo scarabeo, sta riparando lo steccato. Alla richiesta di Zeta, risponde: “Mio caro Zeta, tu vuoi sempre giocare, ma a questo mondo c’è chi deve lavorare!”. Ross, una coccinella molto studiosa, sta leggendo un grosso libro. “Giochi con me?” le chiede Zeta un po’ intimidito. “Non chiudo il libro finché non l’ho finito”, risponde quella, infastidita. Poi passa “Capo”, la formica soldato. Purtroppo, all’invito di Zeta, risponde: “Io non posso giocare. Che piova o splenda il sole devo marciare”. Giunto ormai al termine della giornata trascorsa nella vana ricerca di qualcuno con cui giocare, il piccolo insetto si ritira a dormire. Solo allora gli amici si ricordano di lui e lo vanno a cercare. Ma Zeta ormai dorme…

“E’ una storia bruttissima”, si lascia sfuggire la zia. “No! E’ bellissima!” esclama Manuel che fino a quel momento si è limitato ad ammirare gli splendidi disegni. Quella semplice frase è la prima frase intera che il bambino abbia mai pronunciato. “Non è bello giocare da soli”, dice la zia. “Zeta è un po’ come te, che cerchi sempre qualcuno con cui giocare…”. Smarrito e confuso, Manuel corre dalla madre che sta sfaccendando in cucina. In modo approssimativo, aiutandosi con ampi gesti delle mani, le dice che la prossima volta il padre dovrà comprare “due giochi”. “Perché due giochi?” - chiede la madre ignara di quel che è appena successo. “Uno per me e uno per il bambino”, spiega, riferendosi a se stesso e ad un immaginario compagno di giochi. Manuel ha compreso il senso della storia di Zeta - che è bello giocare in due - tuttavia il bambino, che non ha mai giocato con un suo pari, non sa ancora che è possibile giocare in due con un solo gioco.

Tratto da "LaStampa.it"



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